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Settore tematico Politica di genere

La procedura di ricorso internazionale presso il Comitato sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna poco utilizzata in Svizzera

Informazioni sulla giurisdizione del CEDAW e la sua importanza per la Svizzera

Significato per la pratica:

  • Con diverse decisioni il Comitato dell’ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna CEDAW ha confermato gli obblighi di protezione degli stati nei confronti delle donne.
  • La Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna così come la procedura di notifica della CEDAW ratificata dalla Svizzera nel 2008 merita più considerazione in Svizzera.
  • La guida pubblicata dalla Commissione federale per le questioni femminili facilita alle avvocate/agli avvocati, alle corti e ai servizi di consulenza legale l’utilizzazione della Convenzione CEDAW nella prassi giuridica.

Grazie al Protocollo facoltativo riguardo alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna del 6 ottobre 1999 fu creata la possibilità di rivolgersi al Comitato per l’eliminazione della discriminazione della donna (CEDAW) con un ricorso (cosiddetta «notifica») nel caso concreto. 104 stati, tra i quali anche la Svizzera, hanno ratificato questo protocollo.

Dall’entrata in vigore del protocollo il 22 dicembre 2000 fino ad oggi solo 27 notifiche da 16 paesi sono state registrate dal CEDAW, la quale ha dichiarato 11 di queste illecite e in 10 casi ha preso una decisione materiale. In 9 casi ha constatato una violazione della Convenzione. I casi con decisioni positive riguardavano in maggior parte il problema di una mancata concessione di protezione da parte dello stato respettivamente il rifiuto discriminatorio di prestazioni statali.

Casi sottoposti al CEDAW

Nel 2011 il Comitato CEDAW ha deciso su quattro casi. In ognuno dei casi una discriminazione da parte degli stati in questione e dunque una violazione della Convenzione (in particolare art. 2 così come art. 3 e 5) fu accertata:

  • nel caso Abramova contro Bielorussia (Notifica No. 23/2011) il Comitato si è dovuto occupare del trattamento delle prigioniere femminili in Bielorussia. Il ricorso fu inoltrato da una giornalista la quale fu arrestata durante un’azione politica e il giorno seguente fu condannata a cinque giorni di prigione. La ricorrente deplorava un trattamento degradante e umiliante da parte del personale del carcere esclusivamente maschile così come condizioni di detenzione inumane e umilianti;
  • nel caso V.K. contro la Bulgaria (Notifica No. 20/2008) la madre di due minori, la quale aveva dovuto subire violenza domestica per un periodo prolungato, rimprovera allo stato bulgaro di non averla protetta in modo adeguato dal marito violento.
  • Nell caso Teixeira contro il Brasile (Notifica No.  17/2008) la madre denuncia la morte della figlia incinta di sei mesi. Quest’ultima morì dopo aver partorito il bambino morto perché le fu rifiutata una cura medica adeguata.
  • La decisione più recente del 17 ottobre 2011 – L.C. contro Peru (Notifica 22/2009 ) riguarda una bambina che a seguito di un abuso sessuale da parte di un uomo di 34 anni rimase incinta a 13 anni e dopo un tentato suicidio sopravvisse con la spina dorsale ferita. La richiesta di eseguire un aborto per ragioni mediche fu rifiutata dall’ospedale, benché la legge peruviana preveda la possibilità di eseguire un aborto in caso di problemi di salute della madre. La madre della bambina denuncia tra l’altro che non esiste un procedimento che permette di esigere un aborto legale.

In tutti i casi menzionati, il Comitato ha accertato una violazione della Convenzione, esortato gli stati di pagare una somma di riparazione o di risarcimento. Ha anche espresso delle raccomandazioni per una correzione della situazione giuridica legate a un invito di stendere un rapporto sull’implementazione di queste correzioni entro sei mesi.

Nessun ricorso dalla Svizzera

Per la Svizzera il Protocollo facoltativo è entrato in forza il 29 dicembre 2008. Fino ad oggi a quanto pare non è stata inoltrata nessuna notifica al CEDAW. In generale la Convenzione per i diritti della donna è ancora poco invocata nella prassi giuridia svizzera nei casi di parità e discriminazione. Questo a torto come dimostra la decisione del Tribunale federale riguardo alle misure per la parità di fatto nel cantone di Zugo (vedi articolo Parole chiare da Losanna riguardo alla parità dei sessi del 2 dicembre 2011 nella newsletter del CSDU del 2 dicembre 2011). L’appello alle norme della Convenzione CEDAW già dalla prima istanza è una condizione per potere rivolgersi dopo al Comitato CEDAW. Altrimenti il ricorso rischia di non soddisfare il requisito che tutte le istanze nazionali devono essere esaurite, e di essere rifiutato per questa ragione.

La Commissione federale per le questioni femminili che da qualche tempo mette in risalto la dimensione legale (diritti umani) della legge sulla parità vuole rendere più nota questa via di ricorso e ha fatto elaborare una guida pratica, la quale informa sulla Convenzione dei diritti della donna e della sua importanza nella prassi giuridica della Svizzera. La guida pratica è disponibile online e offre un aiuto efficiente nell’uso della procedura di ricorso. È uno strumento innovativo per ogni persona specializzata in questioni di parità.

27.06.2012