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Settore tematico - Questioni isitituzionali

Nessuna dispensa dalle lezioni di nuoto per motivi religiosi

A proposito della decisione del Tribunale federale 2C_666/2011 del 7 marzo 2012

Significato per la pratica

  • Il tribunale federale conferma il suo cambiamento della pratica del 2008, secondo il quale i ragazzi non possono essere liberati dalle lezioni di nuoto riferendosi anche a richieste di dispensa di ragazze musulmane. 
  • Allo scopo di una soluzione proporzionale i cantoni e i comuni dovrebbero continuare a cercare il dialogo con i genitori e con il bambino o la bambina in causa.
  • I genitori sono da informare su possibili provvedimenti come l’ammissione di costumi da bagno che ricoprono l’intero corpo, cabine separate e docce singole. I gestori delle piscine sono da avvisare che in casi specifici devono adattare i loro regolamenti per permettere l’uso dei Burkini. 
  • Una dispensa rimane possibile anche secondo la nuova pratica nel caso vi siano speciali circostanze che la giustificano. In ogni caso l’obbligo al rispetto dei principi religiosi da solo non è ancora un motivo sufficiente per giustificare una dispensa da una materia scolastica obbligatoria.

I genitori di due ragazze del Canton Basilea-città nell’autunno del 2008 sono stati ciascuno multati con 700.- franchi dopo aver vietato ripetutamente per motivi religiosi alle ragazze di partecipare alle lezioni di nuoto. Dopo che il loro ricorso al Tribunale cantonale di appello rimase senza successo, i genitori presentarono un ricorso al Tribunale federale facendo valere un intervento non ammissibile nella loro libertà di credo e di coscienza.

La giurisprudenza del tribunale federale

Il Tribunale federale si è dovuto confrontare con la questione della dispensa dalle lezioni di nuoto per motivi religiosi per la prima volta nel 1993 (BGE 119 Ia 178). Il Tribunale federale valutò che la libertà di religione dei bambini e dei genitori e il diritto all’educazione dei genitori sia più importante dell’interesse dello stato a uno svolgimento delle lezioni di nuoto e non definì l’insegnamento natatorio come una materia scolastica con un contenuto irrinunciabile. Aveva rilevato che le persone appartenenti ad altre culture e provenienti da altri paesi abbiano solo ad attenersi al sistema di diritto svizzero senza un obbligo giuridico ad adattarsi anche alle usanze e i modi di vita.

Nel 2008 il tribunale federale decise un cambiamento della giurisprudenza nel caso di due ragazzi musulmani del Canton Sciaffusa, il cui padre aveva richiesto vanamente una dispensa dalle lezioni di nuoto (BGE 135 I 79). Il padre si riferì in particolare a una regola di credo secondo la quale non è permesso ai credenti di fede musulmana di vedere il corpo in gran parte nudo di persone dell’altro sesso. Il Tribunale federale decise che dopo l’entrata in vigore della Convenzione sui diritti del fanciullo  non fosse più possibile, in base al principio del’interesse superiore del fanciullo, definire l’insegnamento natatorio come materia scolastica trascurabile. Inoltre, dal 1993, questioni d’integrazione hanno acquisito maggiore importanza e la composizione religiosa della popolazione svizzera si è modificata in modo fondamentale. Conflitti sulla dispensa dalle lezioni di nuoto si presentano sempre maggiormente come problemi d’integrazione degli stranieri. Riconoscere in generale il diritto dei bambini di fede musulmana a essere liberati collettivamente dalle lezioni di nuoto andrebbe contro i molteplici tentativi di integrare questo gruppo della popolazione. La decisione delle autorità del Canton Sciaffusa di obbligare l’educazione natatoria senza la separazione per sessi, combinata con misure come la possibilità di un costume da bagno a corpo intero e cabine e docce separate anche per i bambini di fede mussulmana, non è da interpretare come intervento eccessivo nella libertà religiosa.

La decisione del Tribunale federale del 7 marzo 2012

Nella sua decisione più recente (2C_666/2011 vom 7. März 2012), il Tribunale federale ha confermato il suo cambiamento di pratica del 2008 e dichiarato questo cambiamento come obbligatorio anche per le ragazze. Ha rilevato inoltre la fondamentale priorità degli obblighi scolastici sui principi religiosi di singoli gruppi della popolazione. L’interesse pubblico all’integrazione di tutti gli scolari è da giudicare più importante delle convinzioni religiose personali della persona che ha presentato il reclamo. Anche secondo la nuova giurisprudenza una dispensa dalle lezioni di nuoto rimane possibile ma le persone che hanno presentato il ricorso non hanno fatto valere specifiche circostanze che avrebbero giustificato una tale dispensa.

Analisi

Anche se il cambiamento della pratica deciso dal Tribunale federale nel 2008 riguardo alle richieste di dispensa dei ragazzi e la conferma nel 2012 riguardo alle richieste di dispensa delle ragazze, in linea di massima pare giusto, l’argomentazione del Tribunale federale non convince su tutti punti. Secondo l’art. 3 par. 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo, il bene del bambino è da considerare prioritario. Che però questo significa obbligatoriamente che i bambini possano imparare a nuotare solo in lezioni aperte a entrambi i sessi, non sembra molto plausibile. È sicuramente importante garantire che tutti i bambini sappiano nuotare, ma sono da considerare anche le conseguenze di un eventuale rifiuto di una dispensa per il bene del bambino. Un rifiuto può portare a un conflitto di coscienza per il bambino il quale potrebbe venire obbligato a un comportamento, pur sapendo che i suoi genitori lo rifiutano per motivi religiosi e morali. Importante in questa situazione è anche il diritto del bambino secondo l’art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo di esprimere liberamente la propria opinione riguardo a tutte le questioni che lo riguardano e il corrispettivo obbligo delle autorità di considerare l’opinione del bambino in modo adeguato alla sua età e maturità. La grande importanza data dal Tribunale federale all’interesse pubblico dell’integrazione è una cosa giusta e legittima ma l’integrazione ha più livelli e non è realizzata esclusivamente con le lezioni di nuoto. Per garantire una soluzione proporzionale, le autorità responsabili devono continuare a cercare prima di tutto il dialogo con i genitori e i bambini in causa e scegliere l’obbligo alle lezioni di nuoto come ultima possibilità. I genitori sono da informare specificamente della possibilità di provvedimenti come l’ammissione di costumi da bagno a corpo intero, cabine separate e docce singole. I gestori delle piscine sono da avvisare che in questi casi devono adattare i loro regolamenti per permettere l’uso di burkini. Nel caso vi siano delle circostanze speciali che giustificano una dispensa, questa rimane possibile anche secondo la nuova pratica. Il Tribunale federale non ha però definito ulteriormente i requisiti di queste circostanze speciali. Possibili sono sia problemi di salute (come per esempio un’allergia al cloro) sia problemi psichici del bambino legati a conflitti di coscienza o tensioni all’interno della famiglia. In ogni caso l’obbligo al rispetto di principi religiosi da solo non è ancora un motivo sufficiente per giustificare una dispensa da una materia scolastica obbligatoria.

02.05.2012