Settore tematico Questioni istituzionali

Il tribunale federale, la libertà religiosa e il divieto di discriminazione

Le decisioni 2C_794/2012 dell’11 luglio 2013 e 1C_127/2013 del 28 agosto 2013

Sommario

  • Il divieto di indossare il velo islamico, non previsto da una legge formale, pronunciato nel caso di alcune allieve di una scuola di Bürglen non soddisfa le esigenze dell’art. 36 comma 1 Cost.
  • L’interdizione di utilizzare il Corano nell’ambito della scuola obbligatoria viola  il diritto alla non discriminazione.
  • Il principio che l’islam come religione è discriminante e che la libertà religiosa ha sempre priorità sugli altri diritti fondamentali, è indifferenziato e inesatto.

Le allieve di Bürglen possono continuare a indossare il velo islamico a scuola

Nel novembre 2012 il tribunale amministrativo del Canton Turgovia decise che il divieto generale del velo islamico previsto dalla scuola superiore di Bürglen non si fondava su sufficienti basi legali, e che, inoltre, l’intervento sulla libertà religiosa non era proporzionato. Il comune di Bürglen inoltrò ricorso al tribunale federale.

L’11 luglio 2013 il tribunale federale ha confermato la decisione del tribunale amministrativo del Canton Turgovia e ha respinto il ricorso. Dato che il diritto di indossare il velo islamico trova fondamento nel principio della libertà di religione, il divieto rappresenta un’ingerenza su tale diritto costituzionale fondamentale. Secondo l’art. 36 comma 1 Cost. una tale restrizione richiede una base legale. Il regolamento scolastico sul quale si basa il divieto non risponde quindi a questa esigenza.

Il tribunale federale non si é pronunciato sull’ipotesi in cui il divieto del velo islamico, giustificato da un interesse pubblico (art. 36 comma 2 Cost.) e proporzionato allo scopo (art. 36 comma 3 Cost.), sia previsto da una legge formale. La motivazione scritta della decisione non è ancora stata pubblicata.

Iniziativa legislativa del Canton Turgovia sul divieto del Corano nelle scuole

Nel marzo 2012, un’iniziativa legislativa è stata inoltrata nel Canton Turgovia. Essaaveva come scopo di proibire l’utilizzazione di testi religiosi con contenuti discriminatori contro le donne, razzisti o atroci nella legge della scuola pubblica. Se il testo dell’iniziativa puo’essere interpretato in modo neutro per tutte le religioni, la motivazione dell’iniziativa si riferisce chiaramente ai testi di un’unica religione – l’islam – , i quali sarebbero da proibire secondo questa legge.

Il Gran Consiglio del Canton Turgovia ha dichiarato l’iniziativa non valida, dato che contravviene al dovere di neutralità dello Stato ed al divieto di discriminazione. Alla fine di agosto 2013, il tribunale federaleha rigettato il ricorso contra la suddetta dichiarazione d’invalidità e ha confermato la decisione del Gran Consiglio. La motivazione scritta della decisione non è ancora stata pubblicata.

Poco sorprendente

Dal punto di vista giuridico le decisioni del tribunale federale non sorprendono. Il divieto di indossare il velo islamico limita indubbiamente la libertà di credo e di coscienza (art. 15 Cost.). Secondo l’art. 36 comma 1 Cost. una tale restrizione deve avere una base legale in una legge formale.

Inoltre il diritto federale prevale su quello cantonale, in caso di conflitto. Poiché l’iniziativa di legge cantonale, secondo l’intenzione degli inizianti, aveva come obiettivo la proibizione dell’uso dei testi di una sola religione, l’islam, essa era chiaramente contraria, nel caso specifico, al divieto di discriminazione previsto dall’art. 8 comma 2 Cost.

Anche gli avversari dell’islam fondano le loro argomentazioni  sui diritti fondamentali

È interessante costatare che in entrambi i casi, sia il tribunale federale, che i fautori dei divieti richiesti, si appellano al principio generale del divieto di discriminazione. Mentre il tribunale federale vede nei divieti uno svantaggio sgradito che si basa sulla convinzione religiosa o ideologica, i fautori sono del parere che l’islam come religione e in particolare certe regole religiose osservate da una parte dei credenti musulmani, come per esempio l’indossare del velo islamico, siano discriminatori e misogini, e per questa ragione non meritino protezione. Il corano sarebbe dunque fondamentalmente inconciliabile con i principi della costituzione svizzera. Il velo islamico è utilizzato come mezzo di oppressione delle donne e bambine, il che non permette di realizzare liberamentela propria personalità. E dunque i fautori di tale iniziativa rimproverano che la libertà di religione sia prioritaria sugli  altri diritti fondamentali come il divieto di discriminazione, l’uguaglianza tra uomini e donne, la protezione dei diritti dei bambini e adolescenti, in particolare il loro diritto all’educazione.

Questa opinione, che sembra ottenere sempre più consenso popolare, è tuttavia indifferenziata ed inesatta sotto molteplici punti di vista. È indifferenziata in quanto afferma che la visione di fede di una sola parte dei credenti musulmani sia “l’islam” e su questa base richiede ampi divieti. Tali divieti generali non risponderanno mai all’esigenza costituzionale della proporzionalità delle restrizioni ai diritti fondamentali (art. 36 comma 4 Cost.). 

Non sempre la libertà di religione prevale

Inoltre, l’impressione che la libertà di religione sia sempre prioritaria sugli altri diritti fondamentali è inesatta. Cio’ é dimostrato dalla costante giurisprudenza del tribunale federale in merito alle richieste di esenzione dalle lezioni di nuoto per allieve e allievi musulmani, accolte solo in alcuni casi individuali e giustificati. Nelle decisioni più recenti, il tribunale federale ha messo l’accento sulla priorità degli obblighi scolastici rispetto all’osservazione dei comandamenti religiosi di certe fasce della popolazione. L’interesse pubblico all’integrazione di tutte le allieve e tutti gli allievi avrebbe dunque più valore che le convinzioni religiose personali dei ricorrenti (vedi anche CSDU Newsletter del 2 maggio 2012, Nessuna dispensa dalle lezioni di nuoto per motivi religiosi).

Tale argomentazione non si può tuttavia utilizzare in modo indifferenziato circa la giustificazione del divieto di indossare il velo islamico, poiché le ragazze musulmane che vogliono portare il velo non chiedono per nulla l’esenzione da certe lezioni, ma vogliono invece ottenere il diritto di partecipare alla scuola indossando il velo.

18.09.2013